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Frappiglia, la Maschera Tipica Abruzzese

Una maschera di commedia per l’Abruzzo

Le maschere si può dire che nascano con l’uomo. Il loro uso infatti, aveva una funzione sia di tipo ritualistico-religioso quale mezzo di rappresentazione antropomorfica di demoni e divinità, che teatrale, come ad esempio le maschere del teatro greco. Il termine maschera deriva dal longobardo “masca” e significa demonio, larva. Anticamente queste venivano utilizzate per evocare le anime dei defunti affinché si avesse un buon raccolto. L’uso della maschera era quindi molto diffuso e largamente usato da quasi tutti i popoli della terra (basti pensare agli egizi) per diversi tipi di celebrazioni.

Ad esempio, i pagani utilizzavano le maschere per celebrare l’arrivo della primavera e con l’avvento del cristianesimo durante il Medioevo le maschere fecero la loro comparsa come raffigurazione del buffonesco, la cui fattezze andavano a rappresentare le peculiarità, il carattere, gli aspetti sociali, lo spirito popolare dei diversi paesi italiani. Durante il Rinascimento, le maschere divennero solo semplice rappresentazione dell’arte e, a partire dal ‘500  con gli attori della Commedia dell’Arte, alcuni dei tipici personaggi carnevaleschi, assunsero un vero e proprio carattere e forma rappresentativa nel linguaggio e nei gesti. Nascono così le maschere del teatro italiano, le quali introdussero in scena elementi di divertimento per il pubblico.

Le maschere regionali di Carnevale nascono quindi da  tradizioni arcaiche, dalla Commedia dell’arte, dal teatro dei burattini e alcune sono state inventate appositamente in tempi più o meno recenti dai  paesi che non avevano una propria maschera rappresentativa. Anche se l’origine delle varie maschere è diversa, il loro scopo originario era lo stesso, infatti, i suoni, i colori, le maschere avevano lo scopo di scacciare le tenebre e l’inverno, permettendo così alla primavera di poter finalmente tornare.

Come altre regioni d’Italia, anche l’Abruzzo, grazie  al regista Fabio di Cocco, il quale ha portato avanti un progetto di ricerca per la codificazione di una maschera regionale, ha finalmente la sua maschera di Carnevale “ufficiale”.Si tratta di “Frappiglia”, un contadino abruzzese il cui elemento caratterizzante è un bastone scaccia guai regalatogli da Sant’Antonio abate. Il suo nome a livello simbolico è la rappresentazione del suo grande cuore, caratteristica tipica della gente abruzzese, e deriva dall’unione di due termini dialettali «frà», da frate e, quindi, fratello e «piglia», pigliare, prendere. Infatti “piglia” è la tipica espressione usata dal padrone di casa per offrire agli ospiti  “lu cumblimènde”,qualcosa da bere e mangiare (in genere vino e pizza dolce).

FRAPPIGLIA
Frappiglia è un povero contadino, infatti incarna pregi e virtù del mondo rurale. Egli, per la sua natura altruista, è portato a pigliarsi addosso i problemi degli altri, cercando di risolverli, tanto da avere acquisito nel mondo anche la fama di essere una specie di taumaturgo o, più grossolanamente , una specie di stregone. Il personaggio, in giovane età incontra la morte, sopraggiunta in un momento di forte disperazione causata dalla fame. Affamato come non mai, Frappiglia farebbe di tutto pur di poter mangiare un piatto di pasta, così decide di accordarsi con il Demonio, il quale chiede la sua anima in cambio dell’agognato pasto. Frappiglia accetta ma chiede a sua volta, prima di morire, di fare testamento davanti ad un notaio e ai rappresentanti dell’inferno e del paradiso. Nel momento di dettare le sue ultime volontà,  egli in gran segreto, si proclama unico erede della vita, unica cosa di valore in suo possesso. Il notaio dispone quindi che Frappiglia può tornare nel regno dei vivi. Il demonio e il cherubino, non potendo non rispettare le volontà del “cliente”, si mettono d’accordo per far tornare Frappiglia sulla terra e decidono di lasciare su di lui alcuni segni del suo passaggio nel mondo extraterreno. Una camicia bianca per ricordare il paradiso, un abito grigiastro sfrangiato con lingue di fuoco ed una voglia sul volto che sembra proprio una maschera per ricordare l’inferno. Contrariamente al personaggio del Pulcinella, dunque, che in ogni avventura uccide la morte a bastonate, Frappiglia la cavalca letteralmente e, nella rappresentazione iconografica proposta a seguito della ricerca, l’immagine è quella di una figura della morte, con la sua minacciosa falce, costretta a portare sulle spalle il pesante fardello di Frappiglia. La sua natura un po’ demoniaca ed un po’ angelica lo faranno incontrare con la potente figura di Sant’Antonio Abate che ne diverrà il protettore e che gli donerà la “vàttasciòrve” il lungo bastone con il quale in nostro personaggio combatterà le avversità ed i pericoli che via via gli si pareranno innanzi.

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